SPETTACOLO TEATRALE “SATURNALIA” – Programma di sala –

Roma – Museo della Centrale Montemartini – Via Ostiense, 106 – 21 e 22 Dicembre, ore 21.00

dal testo di Teodosio Ambrogio Macrobio (V sec. d.Cr.)


Introduzione
Innanzi tutto una data, il 21 Dicembre, e il suo fenomeno astrologico, il Solstizio d’Inverno, per i romani il Dies Natalis Solis Invictus. Il giorno Natale del Sole. E poi un mito, comune a tutte le civiltà e religioni (vedi Joseph Campbell- Le Maschere del dio),La rinascita del sole, il bambino d’oro,uno spiraglio di luce nell’oscurità del kali yuga. Doppio solare del vecchio Saturno,e reminiscenza della sua mitica età dell’oro.E, ancora un archetipo dell’inconsio collettivo,la rinascita alla luce. Quindi, per i romani una festa gioiosa e liberatoria: i Saturnalia.

In occasione del Solstizio d’inverno, nel suggestivo spazio museale della Centrale Montemartini, dove l’archeologia industriale convive con la memoria espressa dalle statue classiche romane, è messa in scena, con la logica espressiva del teatro di ricerca epartendo dal dialogo di Macrobio, autore romano del V secolo,una espressione astratta dell’antica festa dei Saturnalia, che cadeva nell’odierno periodo natalizio.

Saturno, oltre a rappresentare la luce dell’età dell’oro , nella logica archetipica o alchemica, per cui “ciò che sta in alto sta anche in basso” , era anche la personificazione di una divinità infera,

da identificare di volta in volta con Saturno o Plutone,

preposta alla custodia delle anime dei defunti, ma anche protettrice delle campagne e dei raccolti.

In epoca romana si credeva che tali divinità,

uscite dalle profondità del suolo,

vagassero in corteo per tutto il periodo invernale,

Così come gli dei superni marciavano solari durante la festa.

Cast
Compagnia Vrtti Opera

regia: Francesco Franci

adattamento testo: Corrado Pala

Musiche a cura di Fabio Scanzani

Illuminotecnica Promo Service Light &Sound – Antonio Pellegrini

Aiuto organizzazione: Domenico Coduto

Grafica programma: Francesco Pala

Alta Moda in scena: Bianca Lami

Abiti di scena Koefia Accademia di Moda e Costume

In collaborazione con Your Way management

Relazioni istituzionali: ARSI Accademia Romana di Studi Italici

Ufficio Stampa:Alessandra Lombardi

in scena: Emidio La Vella,Raffaello Fusaro, Antonello Pascale, AntonioGrosso.

con le indossatrici di Your way Management.

in collaborazione con Zetema Progetto Cultura

e con la collaborazione di GiugnoZeroCinque.

Cosa sono i Saturnalia
A cura di Corrado Pala

Nella ricerca all’interno del patrimonio storico-culturale di Roma e della romanità in senso lato,

era impossibile non imbattersi nell’analisi di una delle feste più care al mondo antico: la festa dei Saturnalia, il “dies natalis solis invicti”, il giorno di nascita del Sole invicto, mai vinto e quindi invincibile dal buio e dalla notte.

Il 21 dicembre, solstizio d’inverno, era un giorno fondamentale per il mondo antico che, senza gli attuali strumenti energetici e tecnologici, trovava nel sole l’unica energia radiante, in.luminante e vitalizzante, a costo zero: il fuoco, ovviamente presupponeva l’uso di legno, oli o quant’altro, tutte materie prime utilizzate solo dalla classe più abbiente.

La inquietante fobo.geneità [ Fobos, figlio di Ares] del buio pervadeva le lunghissime notti del decimo mese dell’anno, per ben 14 ore.

Ma la cultura prescientifica e fortemente mitopoietica degli antichi, con la festa del solstizio invernale dedicata a Saturno, esorcizzava e risolveva questa paura: il sole, dal 21 giugno, dopo il meriggio, ‘moriva’ ‘sott’acqua’ o ‘sottoterra’ sempre più presto, ma il 21 dicembre fermava la sua discesa sull’orizzonte, attuava il suo sol.stizio [sol stat], cominciava a tramontare più tardi, con un processo astronomico interpretato come consolatorio e rassicurante allora e anche oggi, perché la sospirata luce dilata la vivibilità quotidiana degli umani, che oggi mutano artificialmente e ‘legalmente’ la scansione delle ore [wra].

Questa architettura mitopoietica, con i suoi complessi e articolati simbolismi archetipici, viene rivisitata da Ambrogio Teodosio Macrobio in forma di sim.posio colto, con una sorta di malcelato snobismo verso la maggioranza dei Romani che passava queste feste in atteggiamenti e riti più immanenti e/o trasgressivi; il che avviene anche odiernamente nello stesso periodo decembrino, dominato da compulsive esigenze auto conservative connesse con la – spesso – esageratamente consumistica gestione di oggetti e ingestione di cibi:

” La maggior parte della gente trascorre questa festa giocando a dama o agli scacchi;

noi trascorriamola in onesti conversari dall’alba fino all’ora del pranzo.

Anzi, il pranzo non dovrà essere sovrabbondante di bevande e di portate a pro­fusione,

ma morigeratamente adorno di dotte discussioni

e vicendevoli dissertazioni dei commensali.” I, 5, 11

Macrobio, per confermare ai posteri l’importanza di questa festa, fa propria anche l’affermazione di Catullo:

“ la festa dei Saturnali, è il più bello dei giorni ” [ 14, 15.]

e – aggiungiamo noi – lo stesso Seneca afferma proverbialmente:

“ Non semper Saturnalia erunt ”, “non sarà sempre festa…” Ludus de morte Claudii, 12, 2

Si evince che, nei giorni più corti dell’anno, si sentiva più forte, e si sente tutt’ora, il bisogno di condivisione sociale del disagio creato dal buio e dalla mancanza del sole, il bisogno di festa per lo scampato pericolo di un sole non invictus ma victus dalla notte; quella stessa notte che, anche nel lavoro Macrobiano, assume la sembianza e i connotati della negatività vitale o, tout court, della morte / Thanatos [qanatoV].

La festa dei Saturnalia esprime quel sentimento ‘meteorologico’ di rinnovamento e di palingenesi che allora era determinato dalla ri.nascita del sole (dies natalis) ed oggi, per i credenti, dalla nascita del Christo.

D’altronde si invocava l’aumentare della luce solare anche con la netta percezione e consapevolezza di un processo biologico di panica [cf. il dio Pan=Tutto / Pan] dimensione: la morte del seme ipogeo che lentamente si trasforma in vita: la perenne ‘antinomica’ complementarità tra Thanatos ed Eros [EroV].

Ed ecco snodarsi le argomentazioni dei partecipanti al simposio; commensali che assumono, in qualche modo, le sembianze di ‘sacer.doti ‘ [sacer dare], di gestori del sacro, sotteso più o meno esplicitamente nella varia tipologia delle celebrazioni e dei rituali simbolici dei Saturnalia; le analisi, le ipotesi storico antiquarie e le intuizioni degli eruditi partecipanti al convivio, assumono l’intensità e la valenza di vaticinii, di profezie, di impliciti e non detti presagi in cui, il desiderio di conservazione dei miti rivela la sbigottita consapevolezza per una Roma che, dopo il primo ‘profanatorio’ saccheggio del 410, sta entrando in una era di crisi post-imperiale.

Macrobio quindi vuole collazionare e recuperare tutte le tradizioni passate della romanità, vuole con.servare, vuole tràdere – e non tradire – le epifanie antropologiche, e quindi sociologico-culturali, che connotano la tradizione del civis romanus . E’ un po’ – mutatis mutandis – il percorso che cento anni dopo, farà Giustiniano con la triboniana poderosa collazione della produzione legislativa romana; prima del medio evo.

Ecco quindi le macrobiane nost.algie [nost.algia], i dolori, per un impossibile ritorno ad una Saturniana età dell’oro, vagheggiata anche da Tibullo:

“quanto si stava bene quando regnava Saturno!” II, 6, 1-2

quando, in assenza di proprietà privata, non esistevano delitti contro un inesistente possesso, non esistevano servi, schiavi e tutte le im.plicazioni, i lacci e legacci che nòrmano la società cosiddetta o se.dicente ‘normale’: infatti solo durante i Saturnalia venivano tolti i com.pedes, i ceppi che per tutto l’anno legavano i piedi della statua di Saturno, e che impedivano al dio di realizzare i suoi progetti di società ideale; e, come per la statua di Saturno, solo durante i Saturnalia si esorcizzavano, più o meno ipocritamente, i sensi di colpa verso gli schiavi, togliendo loro i ceppi e invertendo a volte i ruoli tra servi e padroni che indossavano parodisticamente il pileum, il cappello simbolo dello schiavo affrancato, una sorta di berretto frigio utilizzato poi dai sans culottes ottantanoviani.

Trasgressione delle norme e delle consuetudini quindi, come tipico di ogni festa, celebrata sempre con particolarità culinarie e\o travestimenti, con l’uso di vestiario non consueto o legato a tradizioni pregresse, come poi accade anche negli attuali carnasciali, con le persone che si identificano con le personae / maschere.

Nel solstizio d’inverno, dice Macrobio, i padroni si vestono da servi e viceversa. Ed erano leciti anche l’abaco e i latrunculi (soldati-‘scacchi’), giochi di società, spesso con connotazioni d’azzardo.

Al di là della trasgressione, le considerazioni di Macrobio sulla condizione servile e sul rapporto tra servi e patroni, sono di incredibile modernità ed evocano principi senechiani e\o cristiani in ascesa:

“Vuoi riflettere che costoro, che tu dichiari tua proprietà,

sono nati dallo stesso seme, respirano la stessa aria, come te vivono e come te muoiono?”I, 12, 7

Come nell’odierno periodo natalizio, il dono scardinava le gerarchie in una reciprocità più o meno falsamente solidale, ed ecco apparire ceri accesi, focacce e statuine in mutui regali tra consociati.

Ma è lunga la teoria dei simboli, dei miti e delle icone recuperate dall’indagine antiquaria di Macrobio.

Infatti, proprio nell’etimo di Saturno, con lievi slittamenti semantici, è compresa l’icona delle messi [satus], dell’abbondanza di cibo [satis, che perdura nell’albionico satis.faction]; Saturno, dice Macrobio, ha scoperto il miele, gli innesti, la frutta, la cui produzione era favorita dal letame che stimolò addirittura, per il dio, il coprolalico appellativo di Sterculio.

Macrobio ci dipinge la aggraziata scena agreste di fanciulle con chiome adorne di fichi freschi, di teste d’aglio e di papavero offerte al dio; icone semplici, naturali, che sono il primordiale simbolo della sopravvivenza e della stupe.facente poliedricità della Natura. Le teste d’aglio e di papavero – chiosa ancora Macrobio – erano il simbolismo sostitutivo di quello, atroce, che, prima della cacciata di Tarquinio, prevedeva teste umane tagliate in onore di Saturno.

…Taluni poi ritengono che gli sia stato attribuito il simbolo della falce, perché il tempo tutto miete, taglia e ferisce…

Infatti Saturno, Cronos [CronoV] nell’ Ellade, era anche il dio del tempo e – come dice Virgilio

“ Sed fugit interea, fugit irreparabile tempus” Ma fugge intanto, fugge il tempo irreparabile Georgiche, III, 248

Dalla dimensione agricola della fertilità e fecondità alla dimensione dell’‘eros’ il passo è breve; Saturno, Gianicamente poliforme, è anche il dio del seme, tolto con la falce al padre Urano e

“ trasmesso a Venere affinché, dall’amplesso del maschio e della femmina tutti gli esseri fossero generati” …ut per coitum maris feminaeque cuncta gignerentur. Sat. I, 8, 9

Saturno, quindi, è così definito oltre che dal lemma satus che, come abbiamo visto, definisce l’azione della semina, anche da “sàthe” [saqh] che in greco è l’organo genitale maschile; e i Satyri – osserva Macrobio – sono pervasi di libidine vitale, tout court ‘erotica’

Satyri …quod sint in libidine proni.. Sat. I, 8, 9

E’ quell’Eros che pervade, interseca e ‘pulsiona’ tutte le manifestazioni degli animantes, dei dotati di anemos , di ‘vento’, di soffio vitale, di respiro.

Ed è lo stesso Eros che permea anche l’opera di Macrobio; è quell’ineludibile desiderio di evocare e ri.evocare immagini e vissuti, altrimenti coperti dall’oblio muto e an.iconico del Thanatos e del Tempus.

Per il testo originale di Ambrogio Teodosio Macrobio: Macrobio Teodosio, I Saturnali – a cura di N.Marinone, UTET 1997

Note sulla messa in scena
di Francesco Franci

mmagini del profondo e della superficie.

La compagnia Vrtti Opera si rifà a questi riferimenti storici e mitici secondo i propri canoni stilistici,che l’anno vista protagonista nello scenario della cosiddetta “avanguardia romana” degli anni ‘70 e ’80. e che il gruppo chiama “teatro ermetico”: secondo il quale la messa in scenica segue l’Iter dell’immagine creativa, dove, in ordine, si trovano:

1. La Musica ispiratrice – la Musa;
2. Le immagini astratte , senza significato:
3. Le immagini dinamiche -movimenti, azioni, divenire;
4. L’immaginazione diviene azione scenica, teatrale.
5. Su questo fluire libero di Anima si stendono parole di di Macrobio.

Tutto è incanto del canto, Metacanto.

Così poste , anche le antiche parole sono libere.

Le Muse giocano in tondo sotto l’egida di Apollo, per la danza di Dioniso, o di Shiva.

L’iter è dal sogno alle parole.

Al centro: l’azione scenica.

Attorno ad essa due suoni: la musica e le parole, in equilibrio.

La musica e le parole sono ancora una volta evocatrici,non più per l’artista, ma per il pubblico.

Evocatrici in un contesto fisico, l’azione teatrale, astratta, non significativa né significante.

Un sogno, rèverie nel sogno, nella réverie.

Sogno di sognare o di essere sognato, in un labirinto, circolo vizioso, nel quale è consentito perdersi, senza bisogno di un’Arianna che ci tiri fuori, ma senza neanche morirci dentro.

Dalla psicologia alla psicosofia , la conoscenza dell’anima.

tante immagini, tanti sogni, tante réveries. Tante azioni, anche parlate.

Tableaux della memoria,in una sorta di teatro della memoria vedi Giordano , Bruno e Frances. Yates).

Un piano “sotto” e uno sopra”, speculari, paralleli, il cielo e la terra,

Come mediatrice ,l’anima, la Sigizia.tra spirito e corpo. I tre piani:corpo, anima, spirito.

Il corpo e lo spirito sono rappresentati in scena,l’anima, se nutrita, ritrovata, ricordata,emerge fuori per tutti,è l’anima mundidi “quel” teatro, hic et nunc. Come le immagini nella storta dell’alchimista.

Theatrum divisum in partes tres, il teatro è diviso in tre parti:fisica, intellettuale

Le dimensioni:fisiche e immaginarie dell’azione scenica sono: il Cielo lo spazio verticale, Apollo;LaTerra, il palco orizzontaleDioniso;L’anima Psiche, la musica, il suono.

Verso il pubblico, che svolhe il ruolo di la terza dimensione, il mondo.

La follia poetica, si concretizza nella creatività teatrale (vedi Thomas Moore- I pianeti interiori. ).Si risvegliano le immagini sopite che vanno ad arricchire l’anima.

Importante è far sì che anche la nostra memte continui a cambiare.

Vrtti, che dà il nome alla Compagnia, è una parola sanscrita , che letteralmente significa il piccolo mulino, e figuratamente “l’instabilità della mente”, e il divenire psichico.La mente o l’immaginazione, colei che cambia la forma originaria: Ermete Trismegisto. La visione mercuriale, la vrtti opera.

In scena possiamo trovare lo Speculum , lo specchio. La luna che riflette la luce del sole, l’esperienza personale riflesso dello “spirito”. Se potessimo trovare quella profondità immaginativa dietro lo specchio, potremmo trovare quello di cui le nostre vite sono un riflesso.(M.arsilio Ficino).

Nella storia scenica di Vrtti Opera , lo specchio ambiguo di “Alice Crudele (1977).

In scena: il gioco degli specchi. La fuga degli specchi, e delle immagini, labirintica, all’infinito, come nel monitor quando la telecamera inquadra sé stessa. L’occhio che vede sé stesso, fino in fondo.

Si può quindi evocare un “corteo delle Ombre”, il lato oscuro dell’Anima.

Le personae, i personaggi e le loro ombre. Nel gioco delle luci e delle ombre.Nello spazio della Centrale Montemartini si evidenziano le ombre dell’azione che si svolge in primo piano sul fondo bianco, o sulle le scale, ed emerge il timpano con le statue, che, con un controluce, diventano silhouette.Le luci degli dei: Il Sole .

Saturno, il senex (vedi James Hillman- Puer eternus). Personaggio iconico, si staglia sul fondo del frontone, costellato di statue. Persona “tra le“nuvole”, sognata e trasognata. E’ tempo, Kronos che corre e ricorre, Senex e puer. Davanti a lui, sospeso, un grande orologio. Per la psicologia Archetipale la caratterizzazione del puer aeternus e quella parallela del senex hanno una tale precisione e capacità individuante da offrirsi come ausilio immediato per riconoscere nella nostra psiche i tratti dell’eterna fanciullezza e della saturnina vecchiaia.

Iin scena si evoca la festa Rinascimentale dei Saturnalia, nei giorni del Solstizio d’inverno. Sol stat.Il carnevale degli dei, l’allegra festa degli dei.

Il teatro degli dei , come un carnevale degli dei:

In scena oltre ai personaggi del dialogo filosofico conviviale narrato da Macrobio,si impongono con la loro presenza iconica Le dee: Venere, Giunone, Diana, Estia, Cerere, negli abiti fantasiosi creativi e sperimentalidell’Alta Moda di Koefia.

gli attori e le statue sparse nello , sono gli uni il doppio degli altri,affiancati o nascosti.

L’arte provoca la percezione del trascendente che è in ogni cosa. L’anima delle cose, come l’anima mundi.

Anche il pubblico deve poter entrare pian piano nel theatrum. Si allestisce così un “Introitum –

Semplicemente una o due cose, le mastodontiche macchine elettriche, per esempio che vanno osservate per quello che sono. Isolare, con la mente e con l’immaginazione ogni oggetto per arrivare, contemplandolo all’essenza autentica e profonda della sua bellezza (aestesis).L’anima delle cose, come l’anima del mondo.

Ognuno entra nel proprio spettacolo, unico e totale.

Come gli spazi bianchi della pittura, affinché lo spettatore li possa riempire con le proprie immagini (la memoria Mnemosyne,e l’inconscio, fino a proiettarsi dentro la scena.

Il teatro è una casa magica.

Il testo di Macrobio è espresso da Un’azione vocale accompagnata dall’azione scenica, o viceversa. Un approccio sperimentale e d’avanguardia.

Il corpo: la voce, l’anima: le immagini, lo spirito: il tutto brahaman.

La vocalità come strumento scenico, invocativo ed evocativo.Forza sottile impalpabile ma dirompente, impetum.

Saturnalia.Rappresentazione,ripresentazione, ricomparsa.Dal profondo e dalla scena e viceversa.Il viaggio delle immagini, imagines., ieve e profondo, su e giù. Emerge e s’immerge.

Il viaggio agli inferi,il ritorno da gl’inferri,come Orfeo ed Euridice.

L’atto teatrale come viaggio delle immagini dentro l’oscurità, e su, nel chiarore del cielo (Desoille-il sogno da svegli guidato).Bianco e nero, assieme, paradosso magico,yin e yang. Le nozze alchemiche, l’androgino maschile e femminile, luce e tenebra, contemporaneamente. Giano bifronte, il dio dalla doppia faccia: Shiva. Bianco e nero, bianco è nero. La realtà del doppio, la sua sincronicità, nel tempo, lo stesso tempo magico, lo stesso istante: presente, passato, futuro, tre aggettivi in uno.La stessa immagine, lo stesso dio.

Il teatro ermetico ha il potere di rilevare quell’istante. Lo illumina, lo rappresenta, lo testimonis davanti a tutti. E’ lì evidente e palese o non è. Istante-immagine, condiviso da tutti, in scena e in platea. Un istante instabile e sfocato, fuzzy, come una stringa quantica.Non si vede l’istante si vede la sua striscia quantica nello spazio-tempo.La sua striscia,la sua immagine, comunque mutevole, la sua traccia fenomenica.

La profondità dll’immagine,anche la più semplice è veramente insondabile (vedi James . Iman – Il sogno e il mondo infero). Siamo mbre di ombre, meta-mbre. Noi siamo le nostre immagini.

La musica

Come si è dettosopra la musica è elemento partecipe dello spettacolo e non mera colonna sonora. Seguendo il filo delle scelte musicali di VrttiOpera, ricordiamo le esecuzioni musicali dal vivo in due nostri spettacoli di Michael Nyman, uno dei maggiori esponenti mondiali della musica contemporanea,anche per le musiche si segue la corrente estetico musicale del minimalismo.

Le musiche di scena
di Fabio Scanzani

Non è un caso che il surreale ed il sogno sono ancora i protagonisti assieme al Kronos/Saturno della scena. Contorto, delirante, ossessivo, ma estremamente profondo Requiem For A Dream, è un opera che nasce sulle trame della tela musicale composta da Clint Mansell con l’infallibile supporto esecutivo del Kronos Quartet.

Ciò che in prima istanza colpisce di questo substrato musicale è la sua grande varietà di cromatismi, di atmosfere, di melodie e colori. Le trame musicali composte da Mansell agiscono da schermo dinamico su cui scorrono i sogni spezzati dei personaggi: note che non faticano a travolgere, fraseggi che in un batter di ciglia si decorano di una drammaticità unica, contorni sonori che avvolgono e riempiono d’emozione un’atmosfera già di suo tremante e instabile.

Tra la raffinatezza degli archi e le intense progressioni elettroniche egregiamente dipinte dai sintetizzatori di Mansell spicca il nucleo centrale dell’opera costituito da un commovente quartetto d’archi dall’andamento lento e quasi triste, come la “melancolia“ di Saturno. La lacrimante Lux Aeterna, frammento più famoso e conosciuto dagli appassionati di Mansell, brano di grande profondità emotiva che penetra lentamente nell’animo con il suo ritmo.

Sulla falsa riga di una necessaria atemporale sinossi musicale si innestano nelle trame della rappresentazione teatrale frammenti musicali tratti dalle esecuzioni di “Atrium musicae” di Madrid di Gregorio Paniagua, brevi e sincopate ricostruzioni filologiche di brani musicali della Roma mitraica ed imperiale tratti da frammenti di manoscritti di opere attribuite a Terenzio provenienti da rare collezioni di papiri romani. Alcuni passaggi tratti dalle Symphony No. 1 Low (1992) e Symphony No. 2 (1994) del noto compositore americano Philip Glass, mirabilmente eseguite dalla Bourne Mouth symphony orchestra, suggelleranno la fusione spazio temporale del contemporaneo con il classico.

La Moda in scena
di Bianca Cimiotta Lami

Nella rêverie dello spettacolo irrompono misteriose figure femminili, siano esse simulacri di dee o soltanto immagini tra sogno e realtà dell’eterno femminino.

Sono i moderni abiti scultura di Alta Moda dell’Accademia Koefia di Roma, nati dalla creatività progettuale dei suoi stilisti che si inseriscono nel contesto scenico e drammaturgico dell’opera.

Va in scena la Moda e si apre lo Spettacolo. Nel processo dello spettacolo teatrale il costume, l’abito, soprattutto nel passato ha preteso ed ha avuto una posizione di importante rilievo: ricordiamo solo un esempio significativo quello dello stilista Emilio Schubert.

La presenza scenica e la psicologia dell’attore è spesso sottolineata dalla forza e dal senso della costruzione del capo indossato dallo stesso personaggio.

Ritrovare questa forza e questa capacità espressiva che dall’illusione trae i suoi contenuti nella realtà , significa ritrovare la perfetta sintesi di un connubio, ricongiungendo questo legame indissolubile , quello con il Teatro.

La scena della vita si manifesta nel luogo, dove tutto è possibile e tutto può accadere: quello è¨ lo spazio dell’accadimento.

Così la Moda porta ad espressione i gesti della vita e i suoi rituali, divenendo parte integrata della composizione in linguaggio e in simboli.

Affascinanti presenze si muovono tra luce ed ombra, alcune di esse esposte come elementi statuari, altre divenendo dinamici attori vivificanti .

L’attimo della rappresentazione fugge, così come la moda per poi rinascere e rinnovarsi.

La moda è di scena come co-protagonista dell’evento teatrale, divienendo partecipe, e gioiosa nella sacra festa dei Saturnalia.

Così come è stato in altri storici spettacoli di Vrtti Opera, e così per questa speciale occasione in cui la Moda viene chiamata culturalmente a partecipare non solo come immagine da passerella ma come presenza rinnovatrice.

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2 Risposte to “SPETTACOLO TEATRALE “SATURNALIA” – Programma di sala –”

  1. Giuseppe Barbera Says:

    Complimenti, dalle foto si evince che debba essere stato uno spettacolo eccezionale.

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